L’ultima stanza


diario

Solitudine è il sole che guarda alla luna,
la punta negli occhi, ma non la sfiora mai.
Solitudine è il vento che cerca tra i rami,
li scuote di rabbia e raccoglie rumori.
Solitudine è il mondo che si riempie di voci
le sveglia, le spreme, le spoglia,
mentre il treno del tempo stantuffa ricordi
su un binario che ha smesso d’andare.
Solitudine è il tacco della donna in attesa,
spezzato di fretta, e dalla folla derisa.

È solo il frignare del bimbo
che avrebbe voluto restare,
ma un colpo vibrante di vita
gli ha fatto capire
ch’era ora d’uscire.

Solitudine è il verbo che non può declinare
ma riempie il respiro e ci ingolfa la gola,
quando scende nel petto l’ultima stanza
dell’ultimo viaggio, sull’ultimo palco;

prima che il manovale lasci andare la corda
e il fruscìo di un sipario in caduta
ci costringa ad uscire di scena
con le labbra grondanti di vita.

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