Il modo di dire addio di Cohen
“Il modo di dire addio” di Leonard Cohen, (2017, il Saggiatore) – 651 pagine.
Dove si traccia il percorso umano di un poeta prestato alla musica o un cantautore prestato alla poesia. Ad ogni modo e da qualsiasi parte lo si voglia ascoltare, una delle voci più affascinanti del panorama musicale. Dalle non numerose interviste pubblicate nel testo emerge una personalità singolare, bizzarra in alcuni casi, potente senza alcun dubbio. Un uomo costantemente alla ricerca di qualcosa di diverso da ciò che è stato. In evoluzione. Dai periodi vagabondi alle fasi ascetiche passando per uno spiritualismo religioso permeato di inquietudine fino alle tourneé sold out.
Sarebbe riduttivo e in qualche modo pretenzioso elencare le canzoni che lo hanno spinto oltre il decadimento del tempo. Personalmente, però, non posso non citare “Suzanne”, “Joan D’arc”, “The gispy’s wife”, “Take this waltz”, “Famous blue raincoat” e “A singer must die” (di cui invito l’ascolto delle splendide versioni di Jennifer Warnes nel delizioso album di qualche tempo fa in cui la cantante interpreta alcuni brani del poeta canadese). E poi “Hei, that’s no way to say goodbye”, “I’m your man” “Halleluja” (di cui non spendo parole altre per definire l’angelica notissima versione di Jeff Buckley). Ma, sopra tutte, va ricordata “Anthem” con quei versi di disarmante bellezza “There is a crack, a crack in everything/ That’s how the light gets in…”, perché non c’è bellezza nella perfezione.
Dischi consigliati:
“Songs of Leonard Cohen”, 1967
“Songs from a Room”, 1969
“Songs of Love and Hate”, 1971
“Various Positions”, 1984
“I’m Your Man”, 1988
“The future”, 1992
“Live in london”, 2009
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Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
