1 romanzo in 10 righe

Lacci di Starnone

– Domenico Starnone, 2016 – Einaudi – pp. 134 – € 12,00.

 

L’ipocrisia e la viltà sono le basi di questo breve e delizioso racconto. L’incapacità di prendere decisioni definitive, galleggiando nell’ambiguità. Accettando la vita con livore e rancore, per tutto ciò che il prossimo non riesce a darti. Ipocrisia, viltà e semina. Chi semina rancore non può far altro che raccoglierlo alla giusta occasione. Chi semina indifferenza e sopratutto non-amore. La famiglia protagonista della vicenda è affetta dal non-amore e vive in ciò che questo riesce a generare. Finale duro, ma notevolissimo.

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Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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