Castelbuono: arcani, esseri e magia di Angelo Cucco
La rubrica “Avanscoperta” ospita Castelbuono: arcani, esseri e magia di Angelo Cucco [Pro Loco Castelbuono, p. 123, 15 €].
Visibile e invisibile si intrecciano da millenni tessendo una trama culturale complessa e ricca. Probabilmente è insito nell’uomo cercare il mistero in ciò che non tutti possono vedere, che pochi possono percepire e che, inevitabilmente, affascina molti nella misura in cui produce quel brivido di pacato terrore. Le leggende, le credenze più astruse, si sono fatte strada tra i secoli, a volte avvalorate da avvistamenti, altre tramandate con la stessa fede di una religione. Non necessitavano di essere scritte, l’oralità permetteva loro di viaggiare nel tempo e nello spazio, a volte mutando un po’, altre volte restando incredibilmente identiche. Figure, esseri, animali magici affollavano un mondo sospeso tra terra e cielo, giorno e notte, fantasia e realtà. Poi, nel Novecento, il mondo ha iniziato a mutare e con esso quel complesso sistema magico, mostrando quanto fossero interconnessi. Abbiamo demandato alla cinematografia il compito di produrre brividi e tremori, abbiamo gradualmente allontanato la paura dalla quotidianità dei nostri luoghi e così, spesso senza compromessi, le credenze locali hanno iniziato ad essere taciute e le nuove generazioni hanno perso l’opportunità di conoscere quella parte di cultura che, invisa alla scienza, era ormai indicata solo come superstizione. Non saprei dire esattamente quando ho iniziato ad appassionarmi all’argomento, anche perché inizialmente le nozioni affioravano in conversazioni su altro, frammiste a preghiere o racconti di eventi, tra i riti del calendario cerimoniale e quelli della vita quotidiana. Nessuno ne parlava chiaramente, forse mi vedevano ancora troppo piccolo e si sa, ai ragazzini non si può dire tutto: perfino della Vecchia mi raccontavano con chiara reticenza, come se mi fosse demandato, ancora, di crederci. La curiosità, però, prendeva sempre più forma. Ascoltavo storie di lupi mannari, fantasmi e spiriti e sentivo il bisogno di capire meglio, di ascoltare più voci. A più riprese tornavo dagli informatori, chiedevo se ciò che avevo scoperto da altri fosse noto anche a loro e i racconti si delineavano complessi e ricchi, avvolti dall’ombra, ma estremamente precisi. “Facemu cuntu che è Sabatu Ssantu” e si iniziava a chiacchierare. Le credenze, fenomeni culturali, non possono restare tra gli stretti confini di un borgo e, al di là della falsa convinzione che in passato non vi fosse ampia comunicazione, viaggiavano e viaggiano. Per questo, e lo ammetto, per personale curiosità, ho iniziato a porre domande sistematicamente nei vari luoghi che visitavo inseguendo la mia passione per le feste tradizionali. Ho coinvolto amici e conoscenti dell’Isola, confrontando di volta in volta ciò che mi trasmettevano con gli scritti dei demologi ottocenteschi o con scritti più recenti. Non c’era in me l’idea di un volume. Volevo conoscere e confrontare, volevo raccogliere sapere. Sono passati anni prima che, per caso, si concretizzasse l’idea di raccogliere e sintetizzare tutto in qualcosa di omogeneo. Quando il presidente della Pro Loco, Nicolò Cusimano, mi chiese quale parte del patrimonio immateriale volessi trattare per un compendio divulgativo mi sono orientato su questi argomenti. Grazie alla Pro Loco, avevo la possibilità di mettere insieme anni di studi, probabilmente non l’avrei mai fatto senza l’incalzante spinta del presidente e del consiglio direttivo. I dubbi erano tanti, innanzitutto su come trattare l’argomento: ho capito che necessitava rigore scientifico, ma anche tanto rispetto. Non potevo commettere l’errore di parlarne goliardicamente, gli avi avevano depositato una sorta di fede in quelle credenze e ancora oggi c’è chi vi presta fede. Non ero di certo io il giudice o il censore che potesse affermare cosa sia reale e cosa fantastico. Quel mondo, quelle creature, esistono nella misura in cui c’è chi le ammira, ne parla, ne conosce i nomi… e continueranno a esistere e mutare insieme all’uomo finché vorrà raccontarne. Questo volume non nasce dunque per raccogliere le tristi reliquie di un passato aureo o la nostalgia di un mondo perduto, né come un manuale del mistero! Nasce per consegnare una parte di cultura a chi viene dopo di noi, a chi non potrà ascoltarla con le proprie orecchie o, magari, troverà abissali differenze tra quello che si raccontava e quello che si racconterà nel suo tempo. Un po’ come ha fatto l’illustratrice Antonia Biundo, che recepite le informazioni le ha rielaborate in maniera personale per creare le immagini che arricchiscono i testi.
La sfida del volume, in sintesi, è mostrare quanto possa esserci di cultura anche laddove non ci è mai stato detto ce ne fosse e magari spronare qualche altro ricordo per collezionare altra memoria.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
