1 romanzo in 10 righe

La libreria sulla collina di Donati

 

Chi scrive combatte contro la trama affinché si depositi, nel cuore del lettore, l’essenziale.

Bisogna un po’ farli uscire dagli scaffali i libri, renderli vivi.

La libreria sulla collina di Alba Donati (Einaudi, 2023) non è un romanzo nel senso tradizionale. È un diario, un racconto in forma epistolare a se stessa e al mondo, scritto con il passo del poeta e lo sguardo limpido di chi ha imparato a vedere oltre il rumore. Al contempo è la cronaca di un’impresa improbabile e la dichiarazione d’amore verso un sogno realizzato.

«Veniamo dagli alberi, – scrive Vilas, – dai fiumi, dai campi, dai dirupi. Siamo sempre appartenuti alla stalla, alla povertà»

La collina è quella di Lucignana, piccolo borgo toscano incastonato nella quiete della Garfagnana. Qui Alba Donati ha deciso di fondare la sua “Libreria Sopra la Penna”, uno spazio minuscolo, di contro vasto per estensione affettiva, il centro narrativo del libro. La libreria si trasforma giorno dopo giorno in luogo reale e simbolico, avamposto di resistenza alla distrazione contemporanea.

La passione non mette in conto nessun traguardo, essa procede alimentata da un suo proprio moto interno.

La libreria sulla collina non è però un testo di compiacimento che celebra l’idillio della provincia come rifugio; è un libro pieno di domande, di inciampi, di riflessioni su ciò che vuol dire davvero abitare un sogno.
Sebbene da latitudini diverse e tempi distanti, c’è una piacevole e ideale sovrapposizione sulla scia de Una vita da libraio di Shaun Bythell. Alla stessa maniera del bizzarro personaggio scozzese, Donati sa bene che i libri non salvano nel modo in cui ci si aspetta: non offrono scialuppe, ma mappe da decifrare, percorsi che si fanno a piedi, passo dopo passo. Così, pagina dopo pagina, incontro dopo incontro, voce dopo voce, la libreria cresce insieme a lei, tra pacchi da spedire, clienti improbabili, difficoltà logistiche e una rete fittissima di relazioni umane che s’intrecciano con il destino dei libri.

L’infanzia ha una potenza invincibile su tutto il resto della nostra vita. Può essere stata felice o infelice, non importa, lí torniamo a chiedere ragione di noi stessi. Credo che dipenda dal fatto che l’infanzia non ha niente, non ha ambizioni, status, ruoli e decorazioni, ha e vuole solo amore.

Dal resoconto quasi quotidiano di Donati emerge una consapevolezza che nasce dalla lentezza, dalla capacità di abitare il tempo, di saper attendere. Ogni giorno annotato è un invito alla contemplazione, alla fatica dei piccoli gesti, al piacere dell’incontro fisico e alla fiducia in ciò che cresce senza clamore.

Si legge per essere consolati, si piange perché la consolazione si è attivata.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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