Q di Luther Blissett
Q, è un romanzo firmato dal collettivo Luther Blissett. Il nome venne usato da artisti e attivisti in tutta Europa negli anni Novanta, simbolo di una dissidenza creativa e non riconciliata, che in questo libro trova la sua più compiuta espressione.
Pubblicato da Einaudi, Q è un libro fiume, un palinsesto di altri testi, una macchina narrativa complessa, un’epopea eretica che brucia le carte della storia e della finzione per restituire un volto nuovo al passato e al contempo una visione radicale del presente.
Ambientato nell’Europa del Cinquecento, si muove lungo le ferite aperte dalla Riforma luterana e dalle guerre religiose, tra predicatori e contadini insorti, banchieri e inquisitori, papi e mercanti.
Il centro pulsante del romanzo è il conflitto, la lotta che assume di volta in volta forme diverse — politica, sociale, spirituale — e che ha per protagonista un uomo dall’identità in divenire, un rivoluzionario instancabile che attraversa travestito i decenni e le geografie, reinventandosi di continuo per restare in piedi, nell’illusione di scalfire l’ordine del potere costituito. A inseguirlo nella casualità dei tempi, a spiarlo perché in allarme, a combatterlo per poi allearsi c’è Q, l’enigmatico agente dell’oscuro monsignore Carafa, emblema del controllo, della manipolazione, dell’occhio onnipresente del potere.
Il romanzo non racconta solamente una storia avvincente — che pure c’è e tiene incollati dalla prima all’ultima pagina — ma si impone come un esperimento linguistico, come un’ipotesi politica, come un’alternativa epistemologica alla narrazione ufficiale.
Il collettivo Luther Blissett — autori che poi confluiranno nel progetto Wu Ming — compone un’opera polifonica e stratificata, dove la documentazione storica si mescola all’invenzione letteraria in cui il rigore filologico è strumento di sovversione, non di pacificazione.
Si passa da lettere cifrate a manifesti rivoluzionari, da battaglie contadine a riflessioni teologiche in una tensione non solo narrativa, ma morale e ideologica.
Q è un atto di eresia letteraria, un sabotaggio dei generi e delle convenzioni. C’è il richiamo al romanzo storico alla Umberto Eco — e non a caso, certi passaggi ricordano Il nome della rosa — ma anche il respiro epico delle grandi narrazioni popolari, la crudezza del noir, il gusto per il travestimento e per la maschera tipico della letteratura picaresca alla Dumas.
Il protagonista senza nome è figlio dei lumpen, dei dannati della terra. Venuto fuori dalla viscere della terra, da un pozzo oscuro, assume su di sé tutte le ribellioni del secolo. Figura mitica, quasi messianica, sospesa tra fede e disincanto, tra lotta e sconfitta, tra passato e futuro.
In questo senso, Q è anche una riflessione lucida e dolente sulla sconfitta, sulla possibilità — o sull’impossibilità — di cambiare il mondo. Le rivolte falliscono, i movimenti vengono annientati, le utopie tradite. Resta la necessità della disobbedienza, la vitalità ostinata dell’eresia, la convinzione che anche dal buio più fitto sia possibile generare la scintilla.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
