1 romanzo in 10 righe

Tempi difficili di Amado

Tempi difficili di Jorge Amado è il primo volume della trilogia I sotterranei della libertà (edito da Einaudi nella traduzione di Daniela Ferioli). Ambientato nel 1937, in piena ascesa del regime di Getúlio Vargas, intreccia storia e finzione tratteggiando le differenti realtà delle classi sociali del Brasile.

“Perchè la testa dell’uomo pensa. E non c’è muro, per quante dure siano le sue pietre, che resista alla volontà, al pensiero e all’azione dell’uomo…”

Lo scrittore brasiliano rappresenta la complessità del suo tempo in pagine che non si limitano a descrivere un potere autoritario che si consolida, ma mostrano come la repressione, la cospirazione e la lotta per la libertà si facciano quotidiane nelle case, tra gli amici, nelle piccole stanze delle speranze comuni.

(e scorgere così tante similitudini tra due realtà così distanti nel tempo e nello spazio, il Brasile di allora e l’Europa di adesso…)

Amado non sacrifica mai la dimensione popolare e umana alla visione politica che indubitabilmente è il fulcro del suo narrare. Le singole storie, umane, intime, personali, si fanno Storia. Dicono di attivisti e militanti quanto di persone comuni: operai, contadini, cittadini costretti ad arrabattarsi con la miseria, la disillusione, uomini che scorgono crepe di luce nella solidarietà. La pluralità di voci costruisce un racconto corale e ogni vita diventa specchio della Storia in ogni gesto, piccolo o grande, che contribuisce a definire il destino collettivo. Lo scrittore descrive la povertà delle periferie, il fervore dei movimenti clandestini, la violenza della repressione con uno sguardo immerso nella realtà che racconta.

La conquista della libertà è esperienza vissuta, faticosa, a volte disperata. Amado non idealizza i suoi eroi. Ogni passo del cammino umano verso l’emancipazione politica e sociale, non è gratuito, va guadagnato, pagato con scelte difficili da sostenere e non sempre è da tutti saperlo percorrere. Eppure, nonostante la durezza del racconto, non manca una vena di speranza, una fiducia nell’utopia come spinta motrice del cambiamento sociale.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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