Una vita da libraio di Bythell
Una vita da libraio è un diario a tratti irriverente e malinconico di Shaun Bythell. Pubblicato in Italia da Einaudi, è un originale tentativo di autobiografia dissimulata sotto le spoglie di un registro quotidiano. Un libro che racconta la vita tra gli scaffali non come sogno romantico ma come terreno di scontro tra illusioni e realtà.
Bythell è il proprietario della The Bookshop di Wigtown, borgo scozzese nominato capitale nazionale del libro. Il suo negozio è vasto, polveroso, disordinato quanto basta a incantare i bibliomani di passaggio. Ma non aspettatevi la narrazione incantata di un libraio che salva i libri e le anime. Qui c’è sarcasmo, irritazione, amarezza, insieme a un amore viscerale per l’oggetto libro, trattato quasi come un essere vivente bisognoso di cure, capace di resistere alle lusinghe digitali ma non all’indifferenza dei lettori. Il tono di Bythell è quello, tipicamente britannico, del disincanto elegante.
Ogni giorno annotato è un frammento di rappresentazione della commedia umana in cui si avvicendano clienti bizzarri, collaboratori eccentrici, vendite deludenti, scoppi di rabbia e attimi di stupore. La vera protagonista non è solo la libreria, ma l’umanità che la abita o che vi si affaccia per sbaglio, come certi turisti che entrano solo per usare il bagno o per contrattare pochi centesimi sul prezzo di un volume. I clienti diventano personaggi di una commedia grottesca, descritti a tratti in maniera spietata. La scrittura di Bythell riesce nella difficile impresa di essere al tempo stesso documentaria e narrativa, come se il mondo reale avesse in sé abbastanza assurdità da non richiedere alcuna invenzione.
Oltre l’umorismo caustico, si avverte in Una vita da libraio una nostalgia che non è mai retorica. L’autore racconta una quotidianità che sembra già appartenere a un’altra epoca: le aste di libri usati, i viaggi per raccogliere volumi in case di sconosciuti, la lotta per far quadrare i conti in un’economia sempre più ostile alle piccole realtà. Si legge tra le righe un senso di resistenza, quasi una militanza silenziosa: vendere libri di carta, oggi, è un atto politico e poetico insieme. Nel raccontarlo, Bythell mostra una consapevolezza profonda del proprio mestiere, che è fatto tanto di cultura quanto di polvere, di conti da pagare e di clienti da tollerare, ma anche di gesti quotidiani che custodiscono la poetica della lentezza.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
