La mia testa è il mio rifugio,  Poeticherie

5.04.2012



Ci sono scarpe
che non vorresti avere ai piedi,
eppure ti tocca indossare,
mentre insegui viaggi
che non avresti voluto iniziare,
eppure ti tocca d’andare,
e quegli occhi, intravisti per sbaglio,
che attraversano il giorno,
mentre cerchi un cammino.

È il destino che gioca,
e poi…
e poi cala la notte e non resta più niente.

Hai visto vite fottute in un’ora,
come cicche bruciate che non lasciano tracce,
e forse non erano d’altri
ma tua,
e hai detto parole che sembravano vere
ma s’è subito perso il profumo del dire.

Hai visto vite fottute in un’ora
e non erano affatto menti eccellenti,
semplici scelte obbligate,
obbligate a sbagliare,
semplici sbagli obbligati,
mentre tu non sceglievi.

Dimmi cosa hai nascosto stasera,
e dimmi, se puoi,
cosa ho io in queste suole
invecchiate da troppi silenzi?

Niente di me rimane,
se non l’eco dei passi.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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