Vernice

Non aveva diec’anni, mani già fatte d’uomo
rovistavano ferro, “che era in fondo lavoro”
gli diceva sua madre nel sospiro dell’alba,
quando il triste fragore di un giorno a venire
s’insinuava, strisciando, nella testa del bimbo.
Non aveva vent’anni e già un figlio da cinque
in una stanza la casa, le tenaglie la vita,
cresciuto in un soffio s’era perso il mattino
ché il respiro affannato gli graffiava la gola.
Con voce dimessa arrivò a dire trenta,
come un gioco d’infanzia, balbettando parole,
fiero sguardo di padre, la richiuse negli occhi,
battezzato vernice nel ricordo di tutti.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».