La mia testa è il mio rifugio,  Poeticherie

In una notte di marzo



io
tutto
spirito e corpo,
cadente e morente
ucciso
in un pomeriggio d’autunno
in novembre
sulla baia d’un porto
che non chiede più approdi,
tra dita tremanti
legate l’un l’altra
che non chiamo per nome.
Tu,
che ti lasci dormire
in un verde ricordo
che vorrei ricordare,
mentre spegni le labbra,
ultimo sorso di Brandy.
Tu,
biondi capelli da cancellare,
passi insabbiati che chiedono
aiuto o perdono,
mentre muore la scia
che è già soffio di vento.

Molte sono le solitudini
e molti i silenzi graffianti
in questa notte di marzo
e noi lì,
entrambi in attesa
del fragore che ci esploderà dentro.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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