Il marchese di Roccaverdina di Capuana
Il marchese di Roccaverdina
– Luigi Capuana, 2018 – Garzanti – pp. 268 – € 7,00.
Una Sicilia sul filo del trapasso, in cui il retaggio feudale resiste e con sé tutto l’armamentario delle tradizioni e delle oppressioni che si trascinano sull’ombra di ciò che rimane. L’amore declinato nella sua totalità. L’amore contrapposto, dalla sublimazione allo squallore. L’antitesi del marchese. Nel possesso violento, selvaggio, crudo e fine all’appagamento personale. L’onta del tradimento, seppur immaginario – anzi, come tale sostanzialmente reale perché avvenuto nella mente del dio del marchesato – da punire con l’assassinio di un ignaro servitore, fedele fino all’assurdità del vivere. E l’amore sublime, devoto – senza che nulla possa essere preteso – della serva Agrippina, schiava in ogni dove, che ripercorre l’amara via del ritorno, infinita, per giungere al capezzale del suo Figlio divenuto folle a causa del rimorso. Il marchese inebetito e morente tra le lacrime dell’unica donna che lo ha amato.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

