La frontiera di Leogrande
La Frontiera
– Alessandro Leogrande, 2017 – Feltrinelli – pp. 315 – € 10,00.
Ci sono momenti e contesti in cui i libri divengono necessari. Necessari e utili a capire. Ci si ritrova per la strada, impantanati, alla ricerca di una chiave di lettura. Poi giunge quel filo di Baudeleriana corrispondenza a districare la matassa, ad aiutare la comprensione. Le vicende che riguardano le migrazioni di questi ultimi anni (ultimi a definirsi indefinibili) vengono analizzate con una lucidità spiazzante. Si sposta il punto d’osservazione, si parte dal basso, dal vissuto, un vissuto in fuga. Costretto a fuggire. Il testo è pieno di racconti, cruenti, bestiali. Le pagine sono intrise d’odio, l’odio alimentato dalla paura. Le vicende d’Alba dorata hanno nomi e cognomi, che con l’andar del tempo, purtroppo, potremo ritrovare più vicino ai nostri passi. Un libro necessario e come tale bello e doloroso.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

