Abiti

Dentro una cassa o in un mobile d’ebano prezioso riporrò e conserverò gli abiti della mia vita. I vestiti azzurri. Poi, quelli rossi, i più belli di tutti. Quindi quelli gialli. E infine di nuovo quelli azzurri, ma assai più stinti quest’ultimi dei primi. Li conserverò devotamente e con molta pena. Quando mi vestirò di nero, e abiterò in una casa nera, dentro una stanza oscura, ogni tanto aprirò il mobile con gioia, con desiderio e con disperazione. Vedrò i vestiti e ricorderò la gran festa – che sarà definitivamente conclusa allora. Definitivamente conclusa. I mobili sparsi in disordine nelle sale. Piatti e bicchieri frantumati a terra. Tutte le candele consumate. Tutto il vino bevuto. Tutti gli ospiti andati. Qualcuno, stanco, se ne starà solo, come me, in una casa oscura – altri più stanchi saranno già a dormire.
[K. Kavafis]
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».