1 romanzo in 10 righe

Benedizione di Haruf

Benedizione – Kent Haruf, 2015 – NN Editore – pp. 277 – € 17,00.

Un uomo morente, semplice, modesto. Un uomo dal nome senza alcuna pretesa di identità, un nome comune, comune a tanti. Semplicemente Dad, papà. Un padre comune a tanti padri di provincia. Legato alle sue tradizioni, indirizzato verso un cammino esistenziale ben preciso, scandito dalla fatica del lavoro, dall’ambizione per una famiglia amorevole e comune. E intorno ogni cosa che pulsa, cresce, s’alza e come il giorno muore, nella speranza di rialzarsi nell’alba del mattino seguente. In questo affresco della quotidianità la bellezza della parola semplice e diretta di Haruf si staglia verso l’orizzonte che sostiene ogni gesto dei personaggi, raffigurati con tocchi di candore. La speranza è il perno attorno al quale ruota la vita in questo ultimo capitolo della trilogia della pianura. E la speranza ha il volto della piccola Alice, che impaurita per aver smarrito la strada di casa riesce a ritornare, così come, nell’ultimo rantolo di vita, a Dad e ai suoi familiari ritorna il valore di tutti i gesti di tutte le giornate trascorse.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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