1 romanzo in 10 righe

Ferito a morte di La Capria

Ferito a morte
– Raffalele La Capria, 1961 – Bompiani – pp. 248.

«“Tu capisci, in una città dove il settanta percento non ha un lavoro fisso, per forza devi inventare, non trovi? Ci costringono” – La sua fantasia lo spingeva irresistibilmente a inventare, anche quando non ce n’era bisogno, inventava perfino le cose che gli capitavano… “La mia vita è stata tutta un’invenzione”».
Scrive La Capria, con le spalle rivolte al futuro, lo sguardo proiettato indietro alla ricerca dei passi, delle voci, dei volti smarriti dal tempo, mescolati dalla vita. Un inesorabile e malinconico canto dei giorni andati, delle persone andate, delle speranze andate. Venute via, come zampilli d’acqua dal tuffo della gioventù.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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