Gli innamoramenti di Marias

Gli innamoramenti – Javier Marias, 2011 – Einaudi – pp.328 – € 12,50.
Il titolo inganna, ambiguamente, la narrazione si ripete, in maniera ambigua nell’inganno, così come la storia stessa, vive nell’inganno. La solitudine della voce narrante che cerca di scovare aldilà dei suoi occhi una parvenza di vita. Rimane ferma, seduta al tavolino di un bar frequentato a carpire frammenti di vite altrui, fino a quando individua la coppia perfetta e si affeziona. Ma la felicità, anche quella immaginata, non è di questo mondo. Pertanto la vicenda si evolve, in maniera macchinosa con un linguaggio denso e a volte stanco. Con meta rimandi letterari e filosofici che ruotano attorno al perno, all’idea che l’autore conduce, talvolta spingendola a fatica pagina dopo pagina. Non è l’amore il protagonista, come si penserebbe dal titolo, ma la morte. La presenza assidua nei passi di ogni giorno dell’inevitabile. E la morte coglie in maniera del tutto fortuita il rampante imprenditore, l’uomo della coppia immaginata perfetta. Eppure l’ambiguità degli eventi mostrerà alla fine che neppure il caso esiste, oltre la morte.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».